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Myselfie Cottage

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Vai, ma resta un bravo cowboy

Autore: Rita Bellati - Data: Maggio 11, 2018

N.d.r: Avevo preparato questo post qualche settimana fa e soprattutto prima che la piccola Olivia decidesse di mandarmi in maternità senza preavviso a causa di un problema al cuore (suo) che ha cambiato tutti i piani e le previsioni (non si stanca mai di ricordarci che la vita è piena di imprevisti). Ma ora più che mai quello che ho scritto in questo post rimane vero e indelebile.


Tra qualche giorno sarò ufficialmente in maternità, per l’esattezza, vado in maternità il giorno della festa della mamma. Da brava freelance ho deciso io la data e da brava freelance dovrò mettere a tacere il senso del dovere con una certa frequenza.

Sarà il parto che si avvicina, saranno i mesi fino ad oggi che sono stati un bel casino tra l’arrivo non calcolato di Olivia (sì nel 2018 è ancora possibile), riposo forzato, ripresa del lavoro, imprevisti mai abbastanza, ma mi sono ritrovata a pensare a cosa significhi per me essere mamma parecchie volte.

Avrei voluto scrivere tutti questi pensieri, avrei voluto dirvi che io non ci credo tantissimo alla teoria “le mamme hanno una marcia in più”, perché senza mio marito al massimo posso inserire la retromarcia, avrei voluto raccontarvi di tutte le volte in cui mi annoio a morte in cortile perché stare ferma è una condizione che non mi appartiene, avrei potuto rivelarvi che spesso la mia rigidità mi spaventa e che tantissime volte mi chiedo quanto questa cosa segnerà la crescita dei miei figli…

Poi però Dieghino (il solito autorevole Dieghino) mi ha fatto ascoltare la sua canzone preferita, quella che, oltre alle hit tamarre di mio marito, è diventata anche la canzone che tutti e tre cantano con entusiasmo e che io ascolto come la migliore lezione di sempre:

C’è una stella bianca che splende su nel ciel,
guardando solitaria i pascoli del Far West,
è la gran stella del vecchio Texas, la stella dei cowboys.
Nell’Ottantasette brillando su Fort Joy
guardò venire al mondo il piccolo Lazy Boy.
Così comincia la lunga storia di un pallido cowboy.

Un dì la mamma gli disse “Vai,
ma resta un bravo cowboy.
La tromba un giorno ti chiamerà,
Gabriele la suonerà”.
Cowboy! Cowboy! Cowboy!

“Lazy” vuol dir pigro, ma il nostro Lazy Boy
non era certo pigro lontano da Fort Joy
e un brutto giorno conobbe Jessie, conobbe la sua colt.
Cominciò a sparare ai sassi sulla via,
poi preferì i cavalli e infine la ferrovia.
Ai passeggeri bucò i sombreri, rubò pepite d’or.

Un dì la mamma…

Tutti gli sceriffi cercavan Lazy Boy,
la taglia era grossa, piaceva al sergente Roy,
ma ad una spanna trovò la canna del pallido cowboy.
Stava per sparare il nostro Lazy Boy,
ma udì dalla missione un coro di Little Boys:
“Oh Lord! Oh Glory! Oh Alleluja”… e il colpo non partì.

Un dì la mamma…

C’è una stella bianca che splende su nel ciel,
guardando solitaria i pascoli del Far West.
Così finisce la lunga storia del nostro Lazy Boy.

[La Ballata di Lazy Boy]

E così, ogni giorno loro, i miei figli, cantando, spazzano via tutte le menate, le considerazioni sull’essere madre, sulle mie incapacità, sulla mia rigidità e mi chiedono solo una cosa: lasciarli liberi di andare, di sbagliare e di correggere il cammino, sempre certi della mia stima.

Resta un bravo cowboy! che è come dire “qualunque cosa tu faccia, qualunque errore tu commetta, qualunque strada tu scelga di percorrere, ai miei occhi tu sei un bravo cowboy, sii certo di questo e vai”.

(e, questo vale anche per te piccola Olivia)


p.s. i miei figli cantano questa canzone nella versione che Diego ha imparato all’asilo, ma se volete fare un tuffo nel passato potete ascoltare quella di un meraviglioso Quartetto Cetra o del Coro dell’Antoniano

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Categoria: Armonia vita-lavoro, Il mio Diario

Nelle puntate precedenti… Non pubblico qui dal 2 Nelle puntate precedenti…
Non pubblico qui dal 22 aprile. 4 mesi di vita che non ha visto interruzioni, pause o eventi che hanno fatto da spartiacque.
Semplicemente un giorno ho iniziato a rimandare le pubblicazioni e nel giro di qualche settimana ho semplicemente smesso di pensarci.
il lavoro è arrivato copioso senza che questo social facesse da canale e questo certamente a fatto sì che io gironzolassi da queste parti solo per qualche sprazzo di tempo (che molto spesso è stato letteralmente sprecato).
Ho la galleria piena di ricordi e stavo pensando che forse è il momento di tornare agli album fotografici…
Questo per dire che al momento va così e che il carosello ha dentro un centesimo della vita trascorsa in questi mesi. 💫

Gran Canaria, ampia, sorprendente e bellissima.

Il lavoro di questi mesi fatto di formazioni progettate sul pavimento.

Dia de Canarias

Prima festa di compleanno in casa nuova e che sollievo poterlo fare

Alfombras in the making (Las alfombras sono grandi tappeti di sale che si fanno sulle strade della città per la processione del Corpus Christi)

Roma → Tolentino → Milano. Da sola, con un’auto a noleggio. Here we go 🚗

Arena Unlocked live workshop. Il culmine di un lavoro durato mesi tra progettazione, oggetti spediti, piattaforme, esercizi, incontri online… e non è ancora finito (Arena-costumi non 🐓)

Una tappa irrinunciabile

Non può mancare quando rientro in Italia (Una delle cose di cui sento di più la mancanza da quando vivo a Tenerife)

Dopo le Marche, Montalcino e un’azienda vinicola che ha fatto la storia del Brunello. 2 giorni di lavoro condiviso con il desiderio di lavorare meglio insieme.

Maggiorenni ❤️

A volte succede ancora

Cantabria meravigliosa (le nostre vacanze con @bocatasmadrid)

I panini al mattino per più di 100persone

La vita quotidiana condivisa è bellissima

Eclissi

Ultima gita di fine vacanze (con compleanno incluso). Tenerife non smetti mai di stupirci.

LE ULTIME COSE CHE HO SCRITTO

  • E vissero felici e contenti
  • Ho deciso: chiudo il Blog
  • Il tuo pubblico (forse) esiste già
  • Non è questione di tempo
  • Riflessioni dopo un anno di “corsa”

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